Ave, Cesare!

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Che capolavoro dei Coen!

La meravigliosa e spericolata trama di quest’opera affascina percorrendo tappe vertiginose che conducono direttamente all’essenza del cinema e dell’arte stessa nei tempi moderni: uno straordinario, artificiale e crudelmente industriale, capitalistico sogno; con la funzione non marginale di oppio per i popoli.

Assoluti maestri, da ammirare evitando casalinghi e pericolosi tentativi di imitazione. Superiori per statura nel panorama cinematografico mondiale.

C’è n’è per tutti: ridicolizzati gli onnipotenti paranoici capitalisti, i deboli ed eruditi comunisti, la chiesa cattolica, gli ebrei, i musulmani, le celebrità di cartone, gli sconsolati artisti strangolati dalla catena produttiva e condannati alla loro mediocrità.

Per contrasto però gli ottimi Coen, troppo invischiati nella passione per le immagini ed il genio visionario per non rendere tributo al loro mestiere, compongono quadri e sequenze da applausi, incantando con la stessa arte che dimostrano di conoscere alla perfezione anche nei suoi contorni meno nobili.

[Domanda esistenziale: Meglio una splendida illusione o una cruda realtà?]