Memento Mori!

Ricordati che devi morire.

Con questo allegro incipit mi sono giocato anche quei pochi lettori a cui è dedicata la pagina, tuttavia non vi è modo migliore di cominciare la riflessione sul film che segue, il celeberrimo Memento.

Riassumo in breve per coloro che non sanno di cosa si stia parlando: immaginate che la vostra memoria a breve termine non superi le due ore, ricordate perfettamente tutto ciò che vi riguarda fino a un giorno X, in cui questo problema si è manifestato. Come proseguire da qui in poi la propria vita? Come organizzarsi per non arenare il proprio percorso ad ogni rintocco?

Vi concedo due minuti per pensarci perché la questione non è banale.

Fatto?

Il nostro eroe pensa direttamente di tatuarsi sul corpo tutte le informazioni fondamentali, scatta polaroid delle nuove persone che incontra e che svolgono un ruolo nella sua vita, appuntando direttamente sulle fotografie le generalità delle nuove conoscenze, e cerca di lasciarsi dei messaggi su ciò che deve perseguire, tentando così di annullare quanto possibile il suo deficit.

Di fatto Leonard Shelby, l’uomo in questione, sta costruendo la sua memoria passo dopo passo, trascurando però l’intervento che egli stesso adopera, che diverrà tassello dopo tassello una sorta di censura e distorsione della realtà messa in atto inconsapevolmente nei confronti della sua persona.

Lasciamo un secondo da parte la condizione del simpatico Leonard, e concentriamoci su tutti quei momenti in cui selezioniamo le conclusioni tratte dalla nostra vita in base a ciò che siamo disposti ad accettare. Di fatto plasmiamo il nostro passato, che altro non è che la storia che ostiniamo a ripeterci ogni mattina appena svegli, e che condiziona le azioni delle nostre giornate.

800px-Memento_Timeline.png

Il finale che ci attende, che è l’unico possibile, di finale non si tratta, bensì di nuovo inizio. Il passaggio è necessario: scontrarsi violentemente con la realtà fino a ricongiungersi con tutti quegli aspetti di sé che ci si è convinti, per comodità, a ignorare.

È con queste premesse che Leonard si accorge di non essere in lotta con il mondo, comprende di aver intrapreso egli stesso azioni orribili, ed è finalmente consapevole di se stesso, pronto a prendere realmente in mano la propria vita per la prima volta dopo l’incidente.

Con le debite proporzioni, quello che i fratelli Nolan desiderano comunicarci sono i cicli che è necessario attraversare prima di poter iniziare a vivere pienamente, ovvero la piena accettazione di se, la consapevolezza dei nostri mezzi, e uno spirito critico spietato, che non lasci spazio ad addolcimenti telecomandati.

La prima cosa da tenere a mente a riguardo, è non a caso: “Memento mori!”.

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