Jonze’s Mind

La mente di Spike Jonze è colma di cunicoli dai percorsi vertiginosi, dei quali solo i suoi lavori possono rappresentare una mappa  che guidi verso i misteriosi anfratti.

In questa pagina ci serviremo di due opere apparentemente opposte nell’immaginario comune, “Nel paese delle creature selvagge” e “Lei”, ovvero il mondo visto attraverso gli occhi di un bambino e attraverso gli occhi di un adulto.

Le creature selvagge sono esseri buffi, con evidenti problemi di comunicazione, armati di buoi sentimenti tanto quanto di ego autoreferenziale, che li rende parzialmente sordi verso gli stessi. Gli adorabili mostri cercano di stabilire contatti a distanza, servendosi della parola piuttosto che della fisicità, adoperandosi in sforzi smisurati rispetto ai risultati ottenuti.

Per contro, la “lei” del buon Spike è comprensiva, ha un atteggiamento positivo verso la vita e verso il prossimo, è dotata di intuizione e di una forte volontà di crescere e di essere autentica ancora prima che completa. L’insieme di queste qualità potrebbe risultare eccessivamente ottimista come traguardo, se non fosse che colei che porta il nome di Samantha non ha un corpo, risultando in questo modo tanto vicina quanto inafferrabile.

La difficoltà nell’essere amati e nell’amare è il filo conduttore che unisce le due pellicole, che ha come soluzione l’accettare le fasi cicliche dell’amore come percorso di crescita ed espansione della propria anima, e non come meta finale. In questi dolorosi e meravigliosi passaggi Spike Jonze rivendica l’importanza dell’amicizia, come legame tra persone che condividono percorsi umani simili, legate da una lieve sintonia coadiuvata da un naturale equilibrio.

Una svolta essenziale e non inflazionata nel cinema dell’autore di “Essere Jhon Malkovich” è l’apporto dato dalla tecnologia e dal web ai nostri anni. Essere connessi con tutto il mondo, poter condividere informazioni e contenuti con chiunque sul pianeta in tempo reale, sono aspetti che il regista evidenzia impedendoci di sottovalutarli o volerli mettere in secondo piano. Le sue conclusioni a riguardo sono positive, ne evidenzia i pericoli e i limiti, ma comprende anche che il futuro non può farne a meno e che le distanze siano destinate ad essere virtualmente annullate.

Persone reali portano problemi reali, questa è un’ulteriore importante considerazione che emerge con forza, sottolineando come sia necessario difendersi dall’idea che la tecnologia possa evitare di comprometterci sentimentalmente, e di come ogni relazione necessiti di tempo dedicato con costanza e qualità.

In entrambi i film si termina la visione consapevoli del grande lavoro che ci aspetta per fare in modo che la vita combaci con le nostre aspettative e sia all’altezza dei valori che ci siamo prefissati. Ma in entrambi i casi non si vede l’ora di cominciare.

 

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