Lincoln

 

SPIELBERG.jpg

Intrapreso un percorso politico e diplomatico che ha avuto inizio con Schindler’s list e prosegue con Il ponte delle spie, Spielberg coglie nei periodi di tensione della storia insegnamenti universali da riproporre con il vigore del suo cinema. L’ottima collaborazione con Daniel Day-Lewis da vita ad un’impersonificazione senza pari degli ideali del 16° presidente degli Stati Uniti d’America, che non condurrà mai una battaglia morale, ma abolirà la schiavitù servendosi dei benefici che l’impresa porterebbe all’unione, sconvolta dalla guerra di secessione in cui i neri giocano un ruolo chiave.

Il presidente viene ritratto come un uomo di animo nobile, padrone della sua materia quanto schiacciato dal peso delle proprie responsabilità; un uomo la cui vita, privata e non, è completamente rivolta alla missione che il destino gli ha affidato. Tuttavia la grandezza del personaggio sta nel non sbandierare i meriti umani delle proprie crociate, bensì nel celarli dietro un rigore strategico ammirevole, che non lascia spazio a concessioni nemmeno nelle fasi più delicate delle varie trattative intraprese.

Il sacrificio di Lincoln si estende inevitabilmente anche alla propria famiglia. Non vi è il tempo necessario per elaborare il lutto del figlio, né per risollevare la consorte dall’inevitabile depressione o seguire i altri figli nel percorso di crescita. Il dolore è semplicemente messo da parte, archiviato in attesa di avere spazio per viverlo a fondo e superarlo.

Sarà proprio Mary Todd Lincoln, la moglie del presidente, a pronunciare le parole che meglio descrivono l’essenza di Abraham: “Tutti sapranno quello che hai fatto, e ti ammireranno. Ma non sapranno mai quanto è stata dura per quelli che ti sono stati vicino, per quelli che non sono come te.”

[Domanda esistenziale]: Quando celare i propri intenti per difenderli?]

Monsieur Lazhar

ml_fellag-photo-1.jpg

Il regista canadese Philippe Falardeau firma una meravigliosa sceneggiatura basata sulla pièce di Évelyne de la Chenelière, riuscendo nell’impresa di raccontare l’aspetto pedagogico dell’ambiente scolastico con empatia e sensibilità.

Monsieur Lazhar è un insegnante solo di fatto, senza titoli e preparazione che non coincidano con la vita stessa e la personale esperienza. Ma è insegnante per natura, e il destino gli riserva di esorcizzare i dolori nascosti di una normale classe di una normale scuola.

I passi fondamentali di un qualsiasi rapporto, anche di quello alunni-professore, prevedono tentativi mirati, volti a stabilire legami di fiducia, punti di contatto in cui sia possibile aprirsi senza rimanerne feriti. Condividere i propri sentimenti in serenità permette ad una classe di sentirsi gruppo, ad una scuola di trasformarsi per qualche ora in una seconda casa.

L’unica differenza tra Monsieur Lazhar e la sua classe, l’unico reale grado di separazione, è la condizione di adulto responsabile, condizione dalla quale gli alunni non vengono limitati nella loro spontaneità. Assisteremo ad attimi in cui anche questo muro viene abbattuto: una foto di classe, una lezione tenuta da un altro insegnante, la recita scolastica; momenti brevi, ma capaci di imprimersi in modo indelebile.

Gli incontri improvvisi e inaspettati che la vita ci riserva possono rivelarsi legami profondi, oltre la parentela.Possono durare per uno scorcio di esistenza ma rivelarsi fondamentali ai fini del percorso di crescita individuale.

Un film che vale come un grande abbraccio.

[Domanda esistenziale: Quali caratteristiche dei vostri insegnanti ricordate con piacere?]