Parla con Lei

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La teatralità e la fantasia di Almodovar trovano piena espressione in quest’opera colma di simboli e significati che prendono forma e colore in una storia di fantasia, scossa da fantasmi più che mai reali.

Il cinema muto è di grande ispirazione in questa pellicola: la trama viene presentata in capitoli, la gestualità ha la rilevanza delle origini, i passaggi che innescano i desideri inconsci del protagonista nascono e si rispecchiano proprio durante la visione dei classici in bianco e nero.

Entrare nella persona amata e rifugiarsi al suo interno, prendersi cura di lei e restituirla alla vita, sono questi gli ideali che muovono una realtà apparentemente rassegnata che necessita di una scintilla per rianimarsi, sebbene i nobili intenti vengano rivolti con eccessivo trasporto e senza alcun riscontro.

In questa contraddizione, nel donare il proprio amore senza preoccuparsi dell’opportunità dei propri sentimenti, Almodovar trova la chiave per costruire una trama quanto mai intrecciata e complessa, seppur leggera ed equilibrata, che gli varrà il secondo Oscar.

Le immagini di Almodovar sono profondamente radicate nel teatro, al quale ama ricorrere anche nella costruzione di sequenze dal carattere onirico. Il suo lavoro con gli attori è straordinario ed empatico, tutto il cast dimostra piena comprensione dei propri ruoli e delle proprie sfumature, creando così un’armonia d’insieme percepibile per tutta la durata dell’opera.

Un viaggio ai limiti dell’amore e dell’adorazione, a tutti gli effetti un’opera d’arte.

[Domanda esistenziale]: Quali sono i limiti dell’amore non corrisposto?]

Mulholland Drive

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Mulholland drive rappresenta il proprio autore nella completezza delle sue sfaccettature, racchiudendole in un’opera sontuosa che incorona il culto del cinema di David Lynch. A tal proposito risulta insolito e curioso che il processo creativo sia nato come richiesta di un episodio pilota per una serie televisiva, fomentata dal successo di Twin Peaks; ma è proprio da questi cicli di accantonamento, riconsiderazione e trasformazione che nasce un capolavoro capace di proporre sul grande schermo la narrazione onirica tipica del regista, frutto delle tecniche consolidate di meditazione trascendentale.

La trama è costituita di sensazioni che pesano assai più dei fatti concreti, lo spettatore si muove sospeso sul filo dell’irrazionalità, cullato dalle atmosfere e colpito dai simboli. Il tutto risulta complicato nello svolgimento tanto quanto semplice da seguire emotivamente. La regia è impeccabile e si elegge a tutti gli effetti terza protagonista, in compagnia delle due meravigliose attrici che incantano dalla prima all’ultima scena.

La location hollywoodiana permette al pubblico di disporre di momenti in cui riprendere fiato e trarre le prime conclusioni a cammino in corso. Ciò era del tutto impossibile in “Strade perdute”, pellicola che assomiglia molto a Mulholland drive nel far leva sull’inquietudine e nel servirsi con frequenza dell’immaginazione torbida e contorta che Lynch ha saputo riproporre con grande senso estetico fino a plasmarla in autentico marchio di fabbrica.

Ogni film di David Lynch è prima di tutto esperienza dell’inconscio, e Mulholland drive ne rappresenta il massimo risultato.

[Domanda esistenziale: Quali sono i limiti che travalichereste per gelosia?]

Memento

Capolavoro di sceneggiatura, un’opera in grado di manipolare il tempo e servirsene a proprio piacimento, un film di culto che ha lanciato Nolan verso le grandi produzioni, senza mai abbandonare del tutto lo spirito dei suoi esordi.

Credere a tutti tranne che a se stessi è il messaggio anticonvenzionale che “Memento” ci sbatte in faccia senza necessità di colmare le scene di violenza, bensì servendosi di una perfetta struttura di condizionamento psicologico curata nei dettagli, raggiungendo l’ossessione, e svelando il meccanismo della rimozione.

Le prime immagini suggeriscono che il naturale fluire degli eventi assumerà contorni nuovi, distorti, seppur coerenti nel loro insieme. Il nostro modo di pensare si assimila presto a quello del protagonista, proiettandoci in una dimensione in cui sarebbe facile sentirsi lottatori incompresi in un mondo che complotta contro di noi.

La capacità della scrittura di immedesimarsi nella condizione dell’antieroe raggiunge profondità scomode, destabilizzanti, e in questo lavoro è da citare il fratello del regista, autore del racconto originale.

La regia è essenziale rispetto ai successivi lavori di Nolan, ma concede spazi all’ego dell’artista, senza uscire da ciò che è funzionale alla narrazione. L’incanto nel fissarsi su una polaroid appena scattata, e scuoterla con grazia mentre i colori scompaiono, racchiude alla perfezione lo stile dell’autore.

Un film che non si macchia di patina consolatoria, e per questo risulta più che mai incisivo.

[Domanda esistenziale: In quali occasioni vi capita di mettere in discussione voi stessi?]

Whiplash

“Whiplash” é il “Full Metal Jacket” della musica, un film che colpisce dritto allo stomaco senza lasciare spazio alla retorica.

Il trionfo dell’eroe é un percorso di umiltà, sudore e sangue, sostenuto da una fede incrollabile schiaffeggiata costantemente dal destino. Solo la passione e il desiderio smisurato verso i propri sogni permettono di spingersi oltre, al di là del buon senso, quando tutto sembra già perduto.

Una sconfinata fame di grandezza e ricerca di empatia con le atmosfere circostanti, il rispetto assoluto per il tempo del “qui e ora” tipico del jazz, l’arte come missione di vita.  Un film sul talento e su tutto ciò che occorre per valorizzarlo fino all’eccellenza, senza accontentarsi di nulla di meno.

J.K. Simmons si conferma attore magnifico nelle parti che richiedono dedizione e durezza, rimanendo fedele alle più profonde motivazioni del suo personaggio per l’intera durata della pellicola, e incarnandole con convinzione ammirevole. Un tributo a chi vede la realtà in maniera diversa, ma ha tutte le intenzioni di difendere la propria personale visione.

Damian Chazelle si candida come protagonista degli anni a venire, la sua seconda opera é già a tutti gli effetti un capolavoro.

[Domanda esistenziale: Quando vi capita di raggiungere quel limite in cui non vi resta che arrendervi?]