Eyes Wide Shut

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Nella filmografia di Kubrick è impossibile decretare un vincitore, lo stesso “2001” vanta tanti ammiratori prostrati quanti antagonisti, sebbene venga riconosciuto dalla generazione passata tanto quanto la successiva riconoscerà “Arancia Meccanica”.

Il paradosso di Kubrick consiste, senza ombra di dubbio, nel coniugare il cinema nella sua massima espressione con il cinema per la massa, che diverrebbe superamento dell’arte stessa. Vi è un profondo condizionamento che scaturisce dalla visione di questa pellicola, dalle dense atmosfere che il regista riesce incredibilmente a plasmare fino a portarle in vita.

La disavventura del protagonista si trasforma in avventura, invischia nei meccanismi di ciò che si cela dietro l’ordinario, sorprendendo con violenti colpi di scena, e bruschi riassestamenti.

Il gioco della seduzione si elegge a sistema dei rapporti interpersonali, il mondo viene regolato da pulsioni decorate dalla umana arte nel mascherare.

L’ultima opera del genio del cinema è destinata a condividere il destino delle precedenti, dividendo tutti gli appassionati, in parti ancor più distinte, tra chi la considera il capolavoro consegnatoci per l’immortalità e chi al contrario la ritiene inferiore all’impressionante livello degli altri undici fratelli.

[Domanda esistenziale: Sareste disposti a stravolgere la vostra quotidianità per sempre?]

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