Una Pura Formalità

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Il noir di Tornatore rappresenta un unicum nella filmografia del regista, risultando tra le sue opere più originali e riuscite, sebbene goda di fama minore rispetto ai suoi grandi successi.

Attori del calibro di Depardieu e Polanski si lasciano dirigere al meglio, dando vita alla buia metafora della vita elaborata dall’autore. L’ispirato lavoro di scrittura del film è chiaramente percepito nei passaggi della pellicola, non vi sono tempi morti né cali di tensione, tutto è rigorosamente studiato per approdare con passo incessante al ricongiungimento con la verità.

E’ la resistenza da parte dell’essere umano ad accettare la fotografia della realtà a costituire la colonna portante nelle intenzioni del regista, il quale ottiene meravigliosi quadri di rigore stilistico evidenziando posizioni di potere e tacite relazioni tra i personaggi, curando le dimensioni che essi occupano sullo schermo e la disposizione nell’ambiente circostante.

Anche il montaggio gioca un ruolo fondamentale, scandendo il ritmo delle tensioni del protagonista, e il suo incedere insicuro nei meandri della coscienza.

Tornatore si serve della sottile arte della diplomazia per giungere dove si era prefissato, dimostrando di conoscere con dimestichezza le dinamiche della colpa e dell’assoluzione.

Il film si pone nei confronti del pubblico come esperienza dalle profonde doti di coinvolgimento e riflessione, restituendoci a noi stessi con un ottimo finale.

[Domanda esistenziale: Qual’è il vostro incubo peggiore?]

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