L’Assedio

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Bertolucci torna a dimostrarsi abile seduttore, rivolgendo e sue attenzioni verso una giovane ragazza e conquistandola con il potere incontrovertibile di una smisurata generosità.

Le dinamiche richiamano quelle del tango parigino, rivisto da un pianoforte primo protagonista. Le atmosfere sono curate nel dettaglio, l’incedere progredisce minuto dopo minuto; il budget limitato rispetto alle sue grandi produzioni, consente al regista di essere più intimista.

La mancanza del magnetismo di Marlon Brando viene compensata dal lato artistico della seduzione, che raggiunge il cuore con lentezza, ma in profondità.

Lasciarsi trasportare dal film è un piacere, e in questo Bertolucci è maestro. Si finisce per essere profondamente coinvolti, complici del protagonista.

L’amore è un sentimento difficilmente investigabile, ma L’Assedio ne conosce le corde.

[Domanda esistenziale: Quanto sareste disposti a sacrificarvi per la felicità di chi amate?]

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