La Finestra sul Cortile

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L’ingegnere del cinema, il Grande Hitch, nella sua immensa produzione, raggiunge una vetta insuperabile: l’affresco della vita all’interno di un cortile newyorkese, caratterizzato da ambientazioni ridotte al minimo e valorizzate da un grande impianto narrativo, diviene esempio da seguire anche per il cinema europeo, che troverà in Truffaut il primo estimatore del maestro inglese prestato a Hollywood.

Il voyerismo per antonomasia, la grazia narrativa, la naturale predisposizione al brivido, compongono un’opera tra le più famose della storia del cinema.

James Stewart e Grace Kelly insieme sullo schermo sono inarrivabili, perfetti e immortali. Hichcock li riprende con venerazione, glaciale. Si avvicina lentamente, fino a sfiorare gli oggetti del suo desiderio, per poi arretrare e assistere in disparte per quasi tutta la durata del film, senza interferire con lo svolgersi degli eventi. Il finale lo vedrà rivoltare le carte in tavola e agire da protagonista.

La regia gioca un ruolo fondamentale, matematica e rigorosa, quanto invadente e implacabile; plasma il punto di vista dello spettatore, il quale si ritrova trasportato nell’inconscio di un osservatore di professione.

Difficile non rimanerne affascinati.

[Domanda esistenziale: Esiste un motivo valido per non sposare Grace Kelly?]

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