La Fabbrica di Cioccolato

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La Fabbrica di Cioccolato sta a Tim Burton come Citizen Kane sta a Orson Welles. La lugubre e visionaria immaginazione del regista impreziosisce una storia senza tempo, quella dell’uomo che insegue costantemente la perfezione di sogni irrealizzabili, come tentativo di fuga dalle incomprensioni giovanili e le oppressioni della famiglia.

Osservare la realtà con gli occhi del buon Tim è sempre un’esperienza unica, specialmente in questa riuscitissima pellicola: Si raggiunge un livello di analisi psicologica senza precedenti nell’opera Burtoniana, ponendo abilmente adulti e bambini in dinamica tale da riflettersi a vicenda.

Se William Randolph Hearst fu l’oggetto di studio del grande Wells, Per Burton la figura di riferimento del suo più che immaginario Willy Wonka potrebbe essere Steve Jobs, geniale tormentato e fanciullesco creatore di una impresa le cui dinamiche sono celate agli esterni, e la spinta innovativa è costante e sbalorditiva, superando di molto il senso della ragione.

Credere nell’impossibile è la grande eredità che vorrebbe trasmettere l’artista, senza però dimenticare l’importanza delle proprie radici, e il valore degli affetti.

si creda, e passa sempre per via di un ricongiungimento con il proprio passato.

[Domanda esistenziale: Quali dinamiche vi hanno portato ad appassionarvi ossessivamente a ciò che coltivate con costanza?]

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