La Grande Bellezza

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Immaginate di essere artisti affermati, di aver raggiunto la piena maturità, di passeggiare per la città eterna in piena libertà, una serena mattina d’estate, lungo il Tevere; quali sensazioni vi assalirebbero?

Paolo Sorrentino ci si è evidentemente ritrovato, e ne è nato l’inesauribile capolavoro che è valso il titolo indiscusso di miglior film straniero agli Oscar 2013.

Il potere di far fallire una festa è un’arma a doppio taglio, un prestigioso ma arido traguardo. La costante e totale ricerca della verità a cui anela un’artista non può essere coltivata nell’appagato chiacchiericcio dell’alta classe romana. La ricerca della bellezza è definitivamente sospesa, compensata con la consolante dedizione a ricchissime feste senza fine.

Tutto questo è trasceso da una regia ispiratissima, una fotografia metafisica, un interprete di livello internazionale come Toni Servillo, a cui la divina Cate Blanchett si è inchinata, offrendosi in un baciamano.

Da non dimenticare il prezioso contributo alla sceneggiatura di Umberto Contarello, già collaboratore di Sorrentino in “This Must Be The Place”.

Paolo Sorrentino è uno di quei registi che o lo si adora o lo si guarda con disinteresse. Per chi ne riconosce lo smisurato talento, quest’opera ne è la massima espressione.

[Domanda esistenziale: Cosa odiereste di più nell’essere il Grande Gatsby?]

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